IL COPINH lancia un appello urgente alla solidarietà attiva.

IL COPINH denuncia che persone affini all’impresa DESA hanno distrutto il raccolto di 15 ettari di mais coltivati in terre ancestrali della comunità di Rio Blanco, togliendo così la fonte principale di alimentazione delle famiglie indigene lenca appartenenti alla comunità.

Le terre coltivate furono occupate illegalmente dall’impresa DESA per la costruzione del progetto idroelettrico Agua Zarca contro cui si batteva Berta Càceres, assassinata il 2 marzo del 2016, crimine pianificato ed eseguito  da una struttura criminale formata da proprietari, dirigenti e impiegati dell’impresa stessa in stretta collaborazione con membri delle forze speciali dell’esercito honduregno.

Il COPINH esige al Pubblico Ministero e alla Polizia Nazionale di effettuare le necessarie indagini affinché il crimine non rimanga impunito. Dopo il femminicidio della compañera Berta Cáceres la comunità ha subito 22 diversi tipi di aggressione, ma in nessun caso le istituzioni sono intervenute per individuare e punire i responsabili nonostante le continue denunce.

IL COPINH lancia un appello urgente alla solidarietà attiva, sia a livello nazionale che internazionale.
Chi volesse fare una donazione dall’Italia può versare un contributo solidale al:

Collettivo Italia Centro America CICA
Banca Etica di Milano c/c 00000127111
IBAN: IT64 G050 1801 6000 0000 0127 111
COD.BIC: CCRTIT2T84A

oggetto: solidarietà per Rio Blanco

maggiori informazioni:

COPINH: Appello di solidarietà con Río Blanco: Distrutti 15 ettari di mais coltivato

Il COPINH ringrazia qualsiasi appoggio solidale per i compagni/e della comunità di Río Blanco.

“Siamo sicure e sicuri che la solidarietà dei popoli ci renderà più forti, perché sappiamo che le comunità, i popoli che resistono in questo paese, siamo in tanti per questo governo e le sue miserabili istituzioni.”

“Da qui non ci cacceranno, non ci sconfiggeranno (…) non molleremo questa lotta”

🎥➡️Guarda il video di Rosalina Domínguez della comunità di Rio Blanco

VIDEO: Rosalina Domínguez denuncia destrucción de la cosecha de alimentos de la comunidad de Río Blanco.

🎥➡️Guarda il video di Don Lucio, Presidente del Consiglio Indigeno di Río Blanco https://copinh.org/2019/07/presidente-consejo-indigena-rio-blanco-denuncia-ataques/

⚠️➡️Leggi Denuncia e allerta del COPINH https://copinh.org/2019/07/alerta-urgente-ataque-en-rio-blanco/

📌➡️Leggi Appello alla solidarietà attiva del COPINH https://copinh.org/2019/07/llamado-urgente-a-la-solidaridad-activa/

 

per seguire notizie sull’Honduras, causa Berta Cáceres e COPINH:  https://t.me/BertaCaceres_Honduras 

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Azione Urgente: Libertà immediata per EDWIN ESPINAL e per tutti i prigionieri politici in Honduras

Firma subito la petizione online della Rete Europea di Solidarietá con L’Honduras

Informazioni sul caso di Edwin Espinal

L’attivista onduregno Edwin Róbelo Espinal fu arrestato il 19 gennaio 2018, sulla base di accusazioni costruiti in relazione alle manifestazioni di protesta contro la frode elettorale in Honduras. Fino ad allora le forze di sicurezza di stato avevano già ucciso più di 30 persone che hanno partecipato alle proteste ed anche alcuni passanti indifferenti. Dozzine di dimostranti erano stati incarcerati. Assieme a Raúl Álvarez – anche lui aveva partecipato alle proteste – Edwin è incarcerato dal gennaio 2018 sotto condizioni inumane presso il carcere di massima sicurezza ” La Tolva “, condotta dalle forze armate dello stato onduregno.

Il 18 febbraio 2019 la corte nazionale competente per casi di crimine organizzato, bande e criminalità grave si dichiara non competente per del caso di Edwin e Rául. Di conseguenza entrambi dovrebbero essere congedati dalla carcere di massima sicurezza per potersi difendere di fronte al sistema giudiziario ordinario. Ciò però non accade, ma il caso viene trasportato, comportando la palese violazione dei principi costituzionali e delle norme processuali. Continue reading

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Conclusa la gira del COPINH in Italia

Evento general en FB: https://www.facebook.com/events/1826809287618541/?active_tab=discussion

3 giugno, Bolzano:

Incontro nella sala Comunale di Bolzano con l’associazione  Los Quinchos,  Collettivo Italia Centro America e la Biblioteca Culture del Mondo

Berta Cáceres: oggi le figlie a Bolzano

4 giugno, Padova:

Incontro  “Tornerò e sarò milioni! L’eredità di Berta Caceres” in Berta, la casetta del Popolo Continue reading

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ASSEMBLEA MERIDIONALE. DOCUMENTO CONCLUSIVO

L’appuntamento meridionale calabrese, il secondo dopo la tappa napoletana del 3 marzo, ha rilanciato un percorso comune necessario a far maturare un punto di vista meridionale sulle criticità che attraversano i nostri territori nel tentativo di creare collegamenti stabili e duraturi tra movimenti, comitati e individualità.

LEGGI TUTTO

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Giustizia per Berta: Copinh dal 3 al 9 giugno in Italia

Continua la lotta esigendo giustizia per Berta, continua la resistenza indigena del COPINH, continua la solidarietà italiana con le lotte onduregne.

“Giustizia per Berta Caceres”, la leader indigena hondureña assassinata nel marzo del 2016

Tra il 3 e il 9 giugno in Italia una delegazione del COPINH, l’organizzazione che aveva fondato negli anni Novanta

Arrivano in Italia le sorelle Bertha e Laura Zúniga Cáceres, figlie di Berta Cáceres, la leader indigena hondureña, Goldman Prize 2015, assassinata nella sua casa a La Esperanza nel marzo del 2016.
Bertha e Laura saranno nel nostro Paese tra il 3 e il 9 giugno 2019, e nel corso della loro visita – la seconda dopo l’omicidio della madre – andranno a dare continuità alla relazione di solidarietà tra il COPINH e numerose organizzazioni, movimenti e spazi collettivi che da oltre 15 anni in Italia sostengono i movimenti indigeni e contadini in Honduras. Continue reading

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I 13 colori della RESISTENZA, storie di DONNE dall’HONDURAS

Presentazione della versione italiana del libro “13 colores de la RESISTENCIA Hondureña” con la presenza dell’autrice, Melissa Cardoza e di Karla Lara, cantautrice.

Femministe ed artiviste, mettono in scena alcuni racconti del libro e con parole e canzoni ci raccontano l’Honduras che resiste dai giorni del colpo di stato del 2009. Lo spettacolo è dedicato all’amica attivista e coordinatrice del COPINH, Berta Cáceres, assassinata nel 2016.

In varie città italiane, ospitate da diverse realtà locali, Melissa e Karla saranno con noi dal 19 al 06 luglio. Nella pagina del Collettivo Italia Centro America, che ha organizzato la gira, e nell‘evento di facebook troverete le date e i dettagli delle iniziative (alcune ancora da confermare).

 

Qui sotto la copertina e la presentazione di Luca Martinelli della versione italiana del libro di Melissa:

Sono tre le date che segnano la storia recente dell’Honduras, quelle che deve tenere a mente chi legge questo libro di Melissa Cardoza. La prima è il 28 giugno 2009. Quel giorno, un colpo di Stato rovesciò il presidente Manuel “Mel” Zelaya, costretto a fuggire all’estero. Zelaya, liberale e leader del Partido Liberal, aveva governato il Paese dopo le elezioni del 2005, ma nell’ultimo periodo del suo mandato aveva manifestato la volontà di avvicinarsi a posizioni più progressiste, e anti-americane, a partire dall’adesione all’Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe, l’ALBA, il progetto alternativo all’Área de Libre Comercio de las Américas (ALCA) promossa dagli Stati Uniti d’America. Continue reading

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SI RIPARTE…

dopo qualche anno di silenzio, RIECCOCI!

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A Milano, il 9-10 ottobre, la 4ª Sessione del Tribunale Internazionale degli Sfratti

Tribunale Internazionale degli Sfratti

Giovedì 9 e venerdì 10 ottobre Milano sarà la capitale delle « Giornate mondiali Sfratti Zero » 2014 grazie alla 4ª Sessione del Tribunale Internazionale degli Sfratti (Tribunal International des Evictions, TIE), emigrata quest’anno da Ginevra nella capitale lombarda per centrare il focus del dramma abitativo accentuato dalle politiche di austerità dell’Unione Europea.

La sessione del TIE, ospitata presso il Residence Sociale Aldo Dice 26×1 ricavato nel palazzo ex Alitalia di Sesto S. Giovanni, occupato da sfrattati e senzatetto dal marzo scorso, si tiene infatti in concomitanza con l’incontro dei ministri europei della coesione sociale che si svolge in questi giorni a Milano, ai quali saranno consegnate le « Raccomandazioni » redatte da un Giurì internazionale che sta esaminando i casi di sfratto pervenuti.   continua>>>

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Honduras: Repressione inarrestabile contro opposizione politica e movimenti indigeni

Attentati contro membri del Partito Libre, la Resistenza e il popolo Lenca 1376

Tegucigalpa, 27 maggio (LINyM)-. Gli attentati del 24 e 25 maggio contro attivisti e membri della resistenza honduregna, del partito Libre (Libertà e Rifondazione) e delle comunità indigene Lenca che lottano contro il progetto idroelettrico “Agua Zarca”, hanno provocato due morti – Irene Meza e William Jacobo Rodriguez – e vari feriti, tra cui Plutarco Bonilla, infaticabile lottatore contro il colpo di stato del 2009.

In un comunicato pubblicato lunedì 26 maggio, il Copinh (Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras) ha denunciato che, dopo la conclusione di un’importante assemblea indigena nel municipio di San Francisco Opalaca, alcuni impiegati dell’ex sindaco Soccorro Sánchez hanno aperto il fuoco contro Irene Meza e Plutarco Bonilla, entrambi militanti del partito Libre, del FNRP (Fronte Nazionale di Resistenza Popolare) e simpatizzanti del Copinh. Continue reading

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Subcomandante Marcos annuncia: “abbiamo deciso che Marcos smetterà di esistere oggi”

Orsetta Bellani (Foto: O.B.)

Smette di esistere il subcomandante insurgente Marcos. Gli zapatisti hanno scelto di distruggerlo, come durante l’insurrezione del gennaio 1994 avevano deciso di crearlo. Negli ultimi 20 anni, l’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) è cambiato profondamente e non ha più bisogno del personaggio chiamato “Marcos”, che era una manovra – dice il subcomandante – utilizzata dalla saggezza indigena per distrarre, e per sfidare la modernità nel campo dei media e della comunicazione, uno dei suoi principali bastioni.

 “Chi ha amato e odiato il SupMarcos ora sa di aver odiato e amato un ologramma. I suoi amori e odi sono stati, quindi, inutili, sterili e vuoti”.

Lo ha dichiarato sabato scorso lo stesso subcomandante Marcos, davanti a 2mila 200 zapatisti, ai media liberi e indipendenti – esplicitamente convocati dal leader – e a circa 800 aderenti alla Sexta (simpatizzanti del EZLN), arrivati in carovana da tutto il Messico. Riuniti nel campo di basket del Caracol de La Realidad, sede del governo autonomo zapatista nelle viscere della Selva Lacandona, hanno atteso la sua apparizione sotto una pioggia notturna e leggera.

Marcos era già comparso, inaspettatamente, in una cerimonia che si è svolta durante il pomeriggio nello stesso Caracol, con il suo cavallo e la sua pipa, insieme agli uomini e alle donne della Comandancia General del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (CCRI). Si trovavano alla Realidad per un omaggio a José Luis Solís López, da tutti conosciuto come Galeano, base d’appoggio e maestro del EZLN, votán durante la Escuelita Zapatista, sergente, videoconferenziere, consigliere autonomo e candidato a membro della Giunta di Buon Governo.

Galeano è stato ucciso il 2 maggio scorso durante un attacco al Caracol de La Realidad, realizzato da integranti del Partido Acción Nacional (PAN), del Partido Verde Ecologista de México (PVEM) – di cui fa parte Manuel Velasco Coello, governatore dello Stato del Chiapas -, e della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), organizzazione che in precedenza aveva già attaccato le basi del EZLN e che gli zapatisti considerano “paramilitare”. Persone di tutto il pianeta si sono strette attorno all’EZLN e alla famiglia di Galeano, e tra il 18 e il 24 di maggio sono state organizzate azioni di solidarietà in varie città del Messico e del mondo.

“Vogliamo giustizia, non vendetta. I paramilitari sono dei poveretti, manipolati e ingannati dai progetti che gli offre il mal governo”, ha dichiarato il subcomandante insurgente Moisés durante il suo intervento di fronte alle basi d’appoggio dell’EZLN e agli aderenti della Sexta.

“La nostra rabbia è contro il capitalismo, non contro chi viene ingannato dal capitale. Siamo qui per accompagnare Galeano e investigare sulla sua morte. Non dobbiamo calmare la nostra rabbia con gli arresti fatti dal governo del Chiapas; sono un travestimento, non sono giustizia, vengono fatti perché voi della Sexta mettiate a tacere la vostra rabbia”, ha insistito il subcomandante Moisés.

Il leader indigeno ha attribuito la responsabilità dell’omicidio al presidente messicano Enrique Peña Nieto e al governatore dello stato del Chiapas Manuel Velasco Coello, e a Florinda Santis, segretaria del PAN di Las Margaritas (il municipio “ufficiale” in cui si trova il Caracol della Realidad), a Luis H. Alvarez, commissario per la pace in Chiapas, e a Carmelino Díaz López.

Il subcomandante Moisés ha accompagnato Marcos mentre leggeva il suo comunicato con voce emozionata, la notte di sabato, davanti a un pubblico silenzioso e stupito. Il subcomandante ha parlato del razzismo di una “certa sinistra” che si considera rivoluzionaria, e che nei primi giorni dell’insurrezione indigena lo ha messo al centro dell’attenzione perché meticcio. È stato creato il culto dell’individuo e dell’avanguardismo ladino che, secondo il leader del EZLN, non è più necessario in un movimento che crede nel potere dal basso e nel “comandare ubbidendo”, e la cui dirigenza non è più meticcia ma indigena.

“Non abbiamo ingannato nessuno de abajo. Non nascondiamo di essere un esercito, con la sua struttura piramidale, il suo centro di comando, le sue decisioni dall’alto in basso. Non per darci le arie da libertari o per moda neghiamo quello che siamo”, ha ammesso Marcos dal palco centrale del Caracol de La Realidad. “Siamo convinti che per ribellarsi e lottare non sono necessari leader,caudillos, messia o salvatori. Per lottare servono solo un po’ di pudore, dignità e molta organizzazione”.

Esce così di scena uno dei più grandi leader sociali della fine del secolo scorso, con la umiltà e l’ironia che ha caratterizzato le sue lettere, comunicati, racconti, apparizioni e sparizioni pubbliche. Dopo 20 anni, il personaggio ribelle e romantico creato dalla mitificazione mediatica ha deciso di sparire, con un annuncio ai media non commerciali e alla sua gente, incredula e commossa.

“Non ci saranno quindi case-museo o targhe di metallo nel luogo in cui sono nato e cresciuto”, ha assicurato Marcos. “Non ci sarà chi vivrà di essere stato il subcomandante Marcos. Non verranno ereditati il suo nome né il suo incarico. Non ci saranno viaggi “all inclusive” per dare conferenze all’estero. Non ci saranno cure in ospedali lussuosi. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, onori, statue, musei, premi, né qualsiasi altro cosa il sistema fa per promuovere il culto all’individuo e sminuire il collettivo”.

Intorno al palco della Realidad, la gente applaude, intona cori, alcuni piangono.

Marcos lascia il suo posto al collettivo, agli integranti del EZLN che il 21 dicembre 2012 hanno marciato silenziosamente a San Cristóbal de Las Casas, salendo uno a uno sul palco con il pugno alzato, per mostrare la centralità di ogni individuo nella lotta.

“Pensiamo sia necessario che uno di noi muoia perché Galeano viva”, scrive il subcomandante. “Abbiamo quindi deciso che Marcos smetta di esistere oggi. E in fondo, capirete, non se ne va chi non c’è mai stato, né muore chi non ha mai vissuto”.

Versión en castellano: http://www.sobreamericalatina.com/?p=1005

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solidarietá!!!

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Misura cautelare coercitiva nei confronti di Claudio

E’ stata notificata qualche giorno fa a Claudio una misura cautelare coercitiva a seguito di un procedimento penale in corso riguardante l’iniziativa di lotta messa in atto dal movimento il 26 Marzo a Novi Ligure.

Il Pubblico Ministero che segue l’inchiesta, basandosi sulla relazione a dir poco fantasiosa redatta dai Carabinieri di Novi Ligure, ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari l’applicazione della misura cautelare del divieto di dimora (e transito) nel territorio dei Comuni di Arquata Scrivia, Serravalle Scrivia, Novi Ligure, Pozzolo Formigaro, Gavi, Carrosio, Voltaggio e Fraconalto. Praticamente tutti i Comuni direttamente interessati dai cantieri del Terzo Valico, compresa “la sua” Arquata dove Claudio è uno dei militanti, da sempre in prima linea, del comitato locale contro la costruzione del Terzo Valico. Chiunque conosca Claudio sa del suo legame e del suo amore per Arquata dove ha vissuto dalla nascita fino ai ventitré anni e dove ancora oggi vivono i suoi genitori.  continua>>>

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Tina Modotti: fotografa e rivoluzionaria. A Palazzo Madama di Torino grande retrospettiva dell’amica di Diego Rivera e Frida Kahlo, ecco le immagini

http://www.artribune.com/2014/04/tina-modotti-fotografa-e-rivoluzionaria-a-palazzo-madama-di-torino-grande-retrospettiva-dellamica-di-diego-rivera-e-frida-kahlo-ecco-le-immagini/

Tina Modotti - Retrospettiva - Palazzo Madama, Torino (18)

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E’ Stato morto un ragazzo – il docufilm su Federico Aldrovandi

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La tragica storia di Federico Aldrovandi, morto e ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005 da quattro poliziotti. Il film ricostruisce la vicenda giudiziaria e la ricerca coraggiosa dei genitori del ragazzo verso la verità. I responsabili della morte sono stati condannati in via definitiva dalla corte di cassazione a 3 anni e sei mesi di carcere.
Il documentario ha vinto il Bari Bifest 2010 come miglior documentario e il David di Donatello 201. E’ stato presentato in anteprima a Venezia 67, Mostra del cinema di Venezia Giornate degli Autori.
La regia è di Filippo Vendemmiati, fotografia di Marino Cancellari, montaggio di Simone Marchi, musiche di Valentino Corvino, consulenza testi Massimiliano Briarava Cossati e Donata Zanotti

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