Memoria, arte e pretesa di giustizia per Berta Cáceres

di Matías Guffanti – Foto e Video A 4 anni dell’assassinio di Berta Cáceres, davanti alle porte dell’ambasciata dell’Honduras della città di Buenos Aires, in Argentina, si è tenuta una veglia intrisa di memoria, arte e pretesa di giustizia per la leader latinoamericana la cui morte ad oggi è ancora impunita. L’iniziativa è nata su proposta di suo figlio Salvador Zúñiga,…

Quattro anni con Berta

Copinh commemora “semina” della leader indigena e la sua rinascita nella lotta dei popoli

Berta e la sua gente (foto G. Trucchi | Rel UITA)

La Esperanza, 6 marzo (Rel UITA | LINyM) -. Con il motto “Aguas libres, Pueblos libres” (Acque libere, Popoli liberi)  il 2 e 3 marzo il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh) ha commemorato il quarto anniversario dell’omicidio della sua cofondatrice Berta Cáceres.

Molte famiglie -tanti i giovani- sono partite all’alba dai loro villaggi e comunità e hanno raggiunto il Centro Utopia, alla periferia della città di La Esperanza, non solo per ricordare Berta, la cui vita è stata brutalmente troncata da interessi meschini, ma anche per continuare a chiedere verità e giustizia ed essere promotrici di speranza.

Presenti anche molte organizzazioni, sia nazionali che internazionali, solidali con la ‘causa Berta’, che in questi anni non hanno mai fatto mancare il loro sostegno alla famiglia della dirigente indigena e al Copinh.

 VIDEO intervista  Bertha Zúniga Cáceres

 Galleria fotografica ¡Aguas libres, Pueblos libres!

Numerose le attività programmate, tra cui tre dibattiti sulla situazione del processo contro i responsabili dell’omicidio di Berta Cáceres, l’offensiva per la privatizzazione dei beni comuni, in particolare le concessioni delle acque dei fiumi, e sulle lotte che si stanno portando avanti a livello nazionale in difesa dell’acqua bene comune.

È stata inoltre organizzata dal Copinh, dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Honduras (UNHCHR), dalla Fondazione Friedrich Ebert (FES) e dalla Rel UITA una mostra fotografica che ripropone le varie dimensioni della vita e dell’agire della dirigente indigena lenca.

Territori liberi, il miglior atto di giustizia per Berta Cáceres.

A 4 anni dal vile assassinio di nostra sorella. QUI l’originale in spagnolo Oggi si compiono 4 anni dal vile delitto contro nostra sorella Berta Cáceres. Questo crimine fu pianificato dai padroni dell’impresa DESA costruttrice del Progetto Idroelettrico “Agua Zarca”, nella comunità Lenca di Rio Blanco e fu possibile solamente grazie al collegamento con le…

Causa Berta Cáceres: dicembre 2019-aggiornamenti e petizione online

A quasi 4 anni dall’omicidio di Berta, durante il mese di dicembre qualcosa si è mosso, piccoli passi verso la giustizia integrale? Condanne, anche se non esemplari, agli autori materiali e un’inchiesta che cita, con prove, nomi e cognomi dei mandanti, di coloro che hanno voluto la morte di Berta, organizzandola e pagando i sicari;…

Aggiornamento sulla causa Berta Cáceres

La Causa Berta Cáceres è un appello alla giustizia dei popoli indigeni, delle donne honduregne che lottano. È dare un nuovo significato alla vita, al pensiero e azione della compagna all’interno della lotta storica del popolo honduregno. Rappresenta un’intenzione di molte organizzazioni, popoli e persone del mondo che trovano nella lotta di Berta un riflesso…

“Il modello Honduras”, viaggio nel paese esempio di estrattivismo

Fuori dalle rotte turistiche tradizionali, l’Honduras è un paese che condensa in sé molti tratti problematici della America Latina: la migrazione, la violenza politica, l’estrattivismo, fino ad essere esempio per i peggiori regimi

Quando ho dovuto decidere la meta delle ferie di quest’anno, ho pensato all’Honduras quasi andando per esclusione. Volevo tornare in America Centrale, dopo il Guatemala l’estate scorsa, ma in Nicaragua da più di un anno tira una gran brutta aria. Costa Rica e Panama mi sono sempre sembrate parchi giochi per gringos, almeno dai racconti di altri viaggiatori. L’Honduras, invece, è venuto spesso fuori parlando con compagni latinoamericani, con commenti che potevo comprendere solo parzialmente «eh ma la violenza politica che c’è in Honduras non c’è da nessun altra parte», «Beh, in quanto a estrattivismo l’Honduras è proprio emblematico», «Se andiamo avanti così facciamo la fine dell’Honduras». Ho pensato che valesse la pena capirci qualcosa di più.

Non aveva (inevitabilmente) il fascino dei paesi dove c’è stata una guerriglia importante o una rivoluzione (come Guatemala, Nicaragua, El Salvador, Colombia). Anzi, la famigerata Contras finanziata dagli USA che ha distrutto la rivoluzione nicaraguense aveva la sua base proprio in Honduras. Magari, però, accade qualcosa di così “forte” che in Europa non riusciamo a vedere. Almeno così mi sono detto.

L’Honduras è diventato recentemente famoso per Berta Cáceres, attivista ambientale conosciuta anche a livello internazionale, brutalmente assassinata nel marzo 2016 per la sua strenua opposizione alla costruzione di una diga in territorio indigeno. Il caso di Berta, però, è stato solo il più famoso di una lunga serie di attivisti ambientali assassinati per il loro lavoro nel paese. L’Ong Global Witness nel 2017 ha definito l’Honduras «il paese al mondo più pericoloso dove difendere l’ambiente» e ha prodotto un report specifico che spiega, con analisi ed esempi, la ragione di questo triste primato.     continua a leggere>>>

Le rivoluzioni di Berta

Un libro sul Copinh, su Berta e sull’esigenza di giustizia

Claudia Korol (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

La Esperanza (21 marzo) -. Il terzo anniversario della siembra di Berta Cáceres e il Centro di incontri e amicizia “Utopia” del Copinh sono stati lo scenario ideale per la presentazione in Honduras del libro “Las Revoluciones de Berta”. La Rel ha intervistato in esclusiva l’autrice Claudia Korol, attivista femminista, scrittrice e amica di Berta.

– Come nasce l’idea di questo libro?

– È una cosa di cui avevo parlato con Berta. Avevamo deciso di raccontare la storia del Copinh [1] attraverso i suoi occhi, il suo vissuto, affinché non fosse solamente un dialogo o un’intervista; lei è stata una delle menti politiche più fervide e multidimensionali del continente latinoamericano.

Avevamo registrato delle cose, le avevamo messe per iscritto, corrette, però i tempi si stavano allungando. Berta era sempre impegnata in mille cose, mille attività, era sempre ‘en revolución’.               

Dopo il suo omicidio mi è costato molto capire in che modo si potesse portare avanti il progetto. Inoltre non era facile per me rivedere le cose che avevamo scritto insieme, ascoltare la sua voce nelle registrazioni.

La battaglia del popolo Lenca

L’Honduras, come altri Paesi centro e sudamericani, sta facendo i conti con la depredazione del territorio e c’è chi combatte e… muore

QUI IL VIDEO DELL’INTERVISTA

L’Honduras è un paese pericoloso per i militanti ambientalisti che lottano per mantenere e preservare la loro terra dallo sfruttamento minerario, idroelettrico e dall’ agricoltura estensiva.

Berta Cáceres, assassinata il 2 Marzo 2016 è diventata un simbolo delle lotte sociali nel paese, un esempio di coraggio e determinazione per le comunità indigene e per tutti quelli che lottano per cambiare il Paese. Si è battuta per un decennio con il popolo Lenca contro la costruzione della diga di Agua Zarca sul fiume sacro Gualcarque. L’impresa concessionaria Desa è responsabile, secondo le figlie, dell’assassinio della madre e di altri membri del Copinh (Consiglio delle organizzazioni popolari indigene dell’Honduras).

Abbiamo incontrato a Milano le figlie di Berta – Laura e Bertha Zuniga Cáceres – durante una delle tappe del viaggio in Italia intrapreso per sensibilizzare sulle difficoltà del popolo Lenca e di tutto l’Honduras. Un’occasione per sapere, a tre anni dalla sua morte, se Berta Cáceres avrà giustizia.

Anna Gregnanin – Mauro Consilvio

Un attivista per l’ambiente assassinato in Honduras. Ma nessuno ne parla

Siamo sicuri che la difesa dei diritti umani sia cosa tanto distante dalla difesa della salute del pianeta in quei Paesi in cui il capitalismo sfrenato detta legge e distrugge il territorio in nome del profitto?

Roberto Antonio Argueta, attivista per l’ambiente, assassinato in Honduras

Una nuova morte sconvolge il mondo dell’ambientalismo e, se ci pensate bene, sconvolge un po’ tutti noi con la consapevolezza sempre maggiore che la difesa del pianeta stia diventando qualcosa di grosso, complicato e pericoloso.

Roberto Antonio Argueta è stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco lo scorso mercoledì in Honduras, nella regione di Aguan, a circa 300 chilometri dalla capitale Tegucigalpa. Era residente nel comune di Cieibita di Rocoa e insieme a ad altre trentuno persone era stato messo sotto accusa per avere difeso i fiumi San Pedro e Guapinol nella zona di Colon dalla costruzione di una grossa diga che, secondo gli attivisti, avrebbe fatto scempio della natura locale.

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Sulla nostra pelle

Loredana Menghi:    A giugno le figlie di Berta Cáceres sono tornate  in Italia. È stata l’occasione per parlare con loro del processo per l’omicidio dell’attivista indigena, della situazione in Honduras a dieci anni dal golpe e di energie rinnovabili 

Bertha Caceres

“Sveglia umanità il tempo è finito!”. A pronunciare queste parole non è stata Greta Thunberg, la giovane attivista capofila del movimento “Friday for future”. Né gli scienziati dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), secondo i quali restano solo dodici anni per fermare il riscaldamento globale. A pronunciarle, pochi mesi prima del suo omicidio, è stata la leader indigena Berta Cacères, coordinatrice del Copinh, il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, quando nel 2015 è stata insignita con il Premio Goldman. Un riconoscimento prestigioso, assegnato agli attivisti impegnati nella tutela dei beni comuni, arrivato dopo una complessa battaglia legale in difesa del Rio Gualquarque. Un fiume sacro per la comunità Lenca di Rio Blanco, che attraversa le foreste ancestrali fra le montagne di Intibucà, 300 km a nordovest dalla capitale Tegugicalpa.

Nonostante le minacce Berta Cacères ha portato il caso alla Corte interamericana dei diritti umani. Ha fermato la costruzione della diga Agua Zarca, data in concessione all’azienda Desarrollos energéticos sa (Desa). E costretto il braccio privato di Banca mondiale (Ifc) e una delle imprese più grandi del mondo, la Sinohydro, a ritirarsi dal progetto. Un successo che ha segnato la sua condanna a morte: l’attivista indigena è stata uccisa la notte fra il 2 e il 3 marzo del 2016 a colpi di arma da fuoco nella sua casa a La Esperanza, in uno dei Paesi più violenti al mondo per gli attivisti ambientali, come non smette di ricordare nei suoi rapporti annuali l’ong Global Witness. A tre anni dalla sua morte sono sette i condannati come autori materiali e intermediari del delitto. Fra questi, ex dirigenti della Desa, militari legati ai servizi segreti e membri dell’esercito dell’Honduras in pensione.  

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Mobilitazione delle ‘mujeres luchadoras’ dell’Honduras

Dichiarano stato di massima allerta (+foto)

Giorgio Trucchi

Manifestazione davanti alla Corte Suprema di Giustizia (Foto G. Trucchi | LINyM)

Donne provenienti da varie regioni e territori e che fanno parte dell’Assemblea delle ‘mujeres luchadoras”[1] dell’Honduras, si sono riunite lo scorso 21 agosto di fronte alla Corte suprema di giustizia per denunciare il saccheggio sistematico di territori e beni comuni, la criminalizzazione della protesta, la persecuzione giudiziaria contro attivisti dei diritti umani, la militarizzazione dei territori, il razzismo e la violenza contro le donne.

Il 28 giugno, a dieci anni dal colpo di Stato che cambiò la storia dell’Honduras, più di 1.200 donne e circa 350 bambini e bambine appartenenti a sei popoli originari si sono riunite nel territorio garifuna di Vallecito per rafforzare la propria memoria storica e per riflettere, articolare lotte e lanciare un grido contro la violenza strutturale che le opprime.

 
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GALLERIA DI FOTO QUI >>> LINyM

“Contro estrattivismo e repressione, la lotta è indigena e globale”

TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETÁ A LOLITA CHAVEZ!!!


Guatemala. Intervista all’attivista guatemalteca Lolita Chávez, portavoce del popolo Maya Ki’che: «Multinazionali difese da esercito e gang. La cosmovisione Maya Ki’che è anti-capitalista e anti-patriarcale. Non è compatibile con i modelli di sviluppo dominanti»

di Susanna De Guio e Gianpa L.

da Il Manifesto

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Per comprendere il contesto in cui si muove la società guatemalteca alla vigilia della seconda tornata elettorale, il prossimo 11 di agosto, è necessario ampliare lo sguardo ben oltre il meccanismo parlamentare e riconoscere che i processi di trasformazione della realtà politica e sociale in Guatemala avvengono altrove, nel lavoro quotidiano delle organizzazioni indigene e contadine, dei coordinamenti in difesa dei diritti umani, che si battono contro l’estrattivismo, proteggono il territorio e rivendicano il riconoscimento e il rispetto delle popolazioni indigene che costituiscono la maggioranza del paese, in un contesto di violenza politica allarmante, che non entra nell’agenda dei candidati al governo.

Nella storia di Aura Lolita Chávez Ixcaquic, portavoce del Consiglio delle Popolazioni Ki’che (CPK), si riflette la realtà di numerose leader indigene che ogni anno vengono assassinate e perseguitate per il loro impegno politico.

Dedicare la sua vita alla difesa del territorio e la comunità a cui appartiene ha significato per Lolita Chávez affrontare nel tempo una crescente minaccia alla sua incolumità fisica. In sei occasioni distinte ha subito attentati destinati a ucciderla, è scampata alle pallottole quando hanno sparato al suo mezzo di trasporto o all’attacco della sua delegazione con machete, coltelli e bastoni. Rappresentante del “Consiglio dei Popoli Ki’ches, in difesa della vita, della natura, della madre terra e del territorio”, Lolita è uno dei volti noti dell’organo di autogoverno che le comunità del millenario popolo Maya Ki’che si sono date  per frenare lo sfruttamento del suolo da parte di diverse imprese transnazionali.

Lolita ha ottenuto la protezione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani e attualmente sta vivendo in Europa, dove continua il suo incessante lavoro di portavoce che, negli ultimi mesi, l’ha portata in diverse città italiane, per condividere le ragioni del conflitto che coinvolge il suo popolo e tessere relazioni con altre comunità in lotta.

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Edwin e Raul sono LIBERI!

Edwin e Raul sono stati scarcerati e potranno difendersi in libertá!!! Rimangono in carcere Ronmell e Gustavo per cui continua la campagna per la liberazione di tutti i progionieri politici in Honduras!!! Ore convulse in Honduras di G. Trucchi Lo scorso 5 agosto, i detenuti politici Edwin Espinal, Raúl Álvarez e Rommel Herrera, reclusi nel…

LA VITA PRIMA DEI PROFITTI! Azioni contro Benetton a Treviso e Venezia

14 agosto 2019   Treviso

EVENTO IN FB (con foto, video ed altro)

LA VITA PRIMA DEI PROFITTI!
Presidio contro Benetton ad un anno dal crollo del Ponte Morandi

Tutte e tutti davanti alla sede di Edizione srl, la holding della famiglia Benetton, per far sentire la nostra voce: VOGLIAMO GIUSTIZIA!

GUARDA IL VIDEO/CONVOCATORIA NOI NON RIMANIAMO IN SILENZIO !

ALTRE FOTO DELL’AZIONE

“Benetton devasta e saccheggia”, “Verità e giustizia per la strage di Genova”. A Treviso, sotto la sede di Edizione, la holding della famiglia Benetton, un gruppo di manifestanti ha organizzato un presidio di protesta a un anno dalla tragedia del Ponte Morandi. Le persone, riunite sotto le sigle del Comitato No Terza Corsia A13 Padova-Monselice, Potere al popolo, Cucina Brigante, Rete internazionale in difesa del popolo Mapuche, hanno citato, al di là del viadotto crollato nel capoluogo ligure, “il decentramento produttivo in Bangladesh e nei Paesi dell’Est, gli espropri delle terre dei Mapuche in Argentina”.

Guarda il video –>> Ponte Morandi, protesta a Treviso davanti alla sede della famiglia Benetton: “Assassini”

Leggi anche –>> Ponte Morandi, un anno dopo: presidio a Treviso contro Benetton


15 agosto, Venezia

Azione di protesta davanti al negozio di BENETTON   e all’entrata della Biennale di Venezia.  “Un regalo di Benetton” è l’immagine insanguinata di SANTIAGO MALDONADO, assassinato dalle forze repressive dello stato argentino all’ordine delle multinazionali, tra cui quella italiana, che da anni stanno saccheggiando i territori ancestrali del popolo Mapuche, criminalizzando e assassinando  un popolo che difende la propria terra, cultura e dignitá.

ALTRE FOTO E VIDEO DELL’AZIONE

IL COPINH lancia un appello urgente alla solidarietà attiva.

IL COPINH denuncia che persone affini all’impresa DESA hanno distrutto il raccolto di 15 ettari di mais coltivati in terre ancestrali della comunità di Rio Blanco, togliendo così la fonte principale di alimentazione delle famiglie indigene lenca appartenenti alla comunità. Le terre coltivate furono occupate illegalmente dall’impresa DESA per la costruzione del progetto idroelettrico Agua…