MENSE COMUNITARIE: LA SCOMMESSA DELLE DONNE PER SOPRAVVIVERE IN TEMPI DI PANDEMIA

Spinte dalla fame che per tutta la vita le ha accompagnate, ma che in questa quarantena si è fatta insopportabile, le donne dell’insediamento Alemania nella città di El Progreso (dipartimento di Yoro, nel nord dell’Honduras), si sono organizzate per installare una mensa comunitaria, allo scopo di garantire un pasto ai loro figli e figlie.  Una…

Appello per liberare i difensori dei diritti umani di Guapinol nel pieno della crisi da COVID

Parlamento Europeo – Bruxelles, 3 aprile 2020  Al Presidente, Sua Eccellenza, Juan Orlando Hernández  Alla Segreteria di Stato nell’ufficio dei Diritti Umani, Karla Cueva  Al Presidente della Corte Suprema di Giustizia, Rolando Argueta  Al Delegato Nazionale dei Diritti Umani, Dr. Roberto Herrera Cáceres      Oggetto: Appello per liberare i difensori dei diritti umani di Guapinol…

Popoli originari ed ancestrali senza accesso al provvedimento “Honduras Solidale”

Conexihon – Tegucigalpa, Honduras – 31 Marzo 2020

http://www.conexihon.hn/index.php/dh/57-pueblos-indigenas/1491-pueblos-originarios-y-ancestrales-sin-acceso-a-la-honduras-solidaria

L’attuale crisi sanitaria da COVID-19 o coronavirus, unita alle deficitarie politiche “solidali” del presidente Juan Orlando Hernández (JOH), ha complicato ulteriormente l’accesso alla salute e all’alimentazione per il popolo lenca. 

“Stiamo ancora aspettando il sacco solidale, ma abbiamo deciso collettivamente che le chiese evangeliche riceveranno i viveri e li ripartiranno senza alcuna distinzione di razza, colore politico o religione; non sappiamo ancora quando verranno a portarceli, hanno tardato e non è corretto il modo in cui hanno operato”, ha affermato l’indigeno lenca Carlos Colinas del municipio di San José de Colinas, dipartimento di Santa Barbara. 

Ha anche spiegato che a fronte della grave precarietà dei centri di salute si è deciso insieme ad altre organizzazioni come Vida Mejor, i sindaci e i Comuni, la Polizia Nazionale, la Croce Rossa Honduregna e i residenti della comunità di San José de Colinas, di chiudere il ponte Jicatuyo, per controllare che non entri il virus nelle comunità.

In pieno coronavirus, fame e povertà mietono vittime in Honduras

Radio Progreso :  condividiamo un intervento della giornalista honduregna Claudia Mendoza alla catena televisiva Univision. Così vive la gente povera la quarantena in Honduras. 

https://www.univision.com/noticias/america-latina/en-medio-del-coronavuris-el-hambre-y-la-pobreza-cobraron-rostro-en-honduras

Claudia Mendoza – 29 marzo 2020  

Migliaia di honduregni si trovano di fronte a un dilemma: lottare contro il contagio del coronavirus o contro la fame. Attualmente ammontano già a 110 i casi di covid-19, più 3 morti, e sono state prese misure che confinano la popolazione a casa propria. Ciononostante, centinaia di persone sono scese per le strade a protestare, affinché il governo fornisca alimenti alle famiglie, perché non hanno da mangiare. 

Il saccheggio estrattivo potrà continuare in Honduras in tempi di quarantena

30 marzo 2020 –  MADJ (Movimento Ampio per la Dignità e la Giustizia)

https://madj.org/index.php/2020/03/30/el-saqueo-extractivo-podra-continuar-en-tiempos-de-cuarentena-en-honduras/

In tempi di quarantena, il saccheggio e consegna del territorio honduregno non si fermerà, perché il Governo di Juan Orlando Hernández sta garantendo che l’emissione dei permessi non venga sospesa. Anzi, ha messo a disposizione degli “sviluppatori di progetti” una piattaforma virtuale per avviare l’iter delle concessioni ambientali e relative operazioni, onde evitare che questo business si arresti. 

Nel comunicato emesso dal Governo della Repubblica dell’Honduras attraverso la Segretaria delle Risorse Naturali, “Il Mio Ambiente”, in collaborazione con gli sforzi realizzati dal Governo Digitale dell’Honduras si espone che, “allo scopo di promuovere l’investimento nel Paese e continuare col processo di regolarizzazione ambientale, gli sviluppatori di progetti potranno presentare le loro richieste di licenze ambientali on-line, allegando la documentazione tecnica legale corrispondente attraverso la pagina web: miambiente.prohonduras.hn. 

Inoltre il Governo, per facilitare la consegna del territorio, comunica agli sviluppatori di progetti che dopo la data di dichiarazione ufficiale di fine della quarantena, avranno 60 giorni per presentare la documentazione in formato cartaceo o altro, usufruendo già dell’avanzato procedimento on-line. 

Per conformarsi all’asservimento verso gli impresari estrattivi, il governo honduregno permetterà loro di continuare ad operare con la licenza ambientale scaduta, potendone sollecitare il rinnovo durante i 60 giorni successivi alla dichiarazione ufficiale di fine della quarantena.  

Nel comunicato si afferma anche che “i Titolari di Progetti, Opere o Attività che attualmente dispongano di una Licenza Ambientale Operativa e in corso di ottenimento di quella definitiva: potranno con la suddetta licenza proseguire nell’attuazione dei progetti mentre è in corso lo Stato di Emergenza Nazionale.”  

Il governo dell’Honduras attraverso la Segreteria delle Risorse Naturali ed Ambienti afferma che i Titolari di Progetti, Opere o Attività che siano obbligati durante lo Stato di Emergenza Nazionale a presentare Relazioni di Attuazione di Misure di Controllo Ambientale (ICMA´S), pagamenti per le concessioni, multe ed ispezioni, potranno realizzare tutto quanto nel periodo dei 60 giorni successivi alla data di dichiarazione ufficiale di fine dell’attuale Emergenza.  

Con queste misure il governo di Juan Orlando Hernández assicura il mantenimento della sua politica di concessione del territorio honduregno, mentre oltre il 65% della popolazione vive in povertà e cerca il modo per affrontare il virus COVID19 e, contemporaneamente, il peggior virus che ha attaccato l’Honduras: la narcodittatura. 

 

Traduzione di Adelina Bottero

Honduras: Guapinol resiste all’assalto estrattivista

Cresce l’indignazione per la criminalizzazione della lotta in difesa dei beni comuni nell’Aguán  

6 marzo 2020  –  Giorgio Trucchi  LINyM 

Sono otto i difensori dei beni comuni della comunità di Guapinol, situata nel nordest dell’Honduras, ancora incarcerarti – sette a Olanchito ed uno a La Ceiba – per aver difeso il territorio ed i fiumi che scendono dal Parco Nazionale Montaña di Botaderos, la cui “zona nucleo”(*) è minacciata dall’impresa mineraria Los Pinares

L’impresa, presumibilmente a partecipazione anche straniera, è proprietà di Lenir Pérez, già coinvolto in passato in altri conflitti minerari, e di Ana Facussé, figlia del tristemente famoso proprietario terriero della palma Miguel Facussé Barjum

Il nome di Facussé ha avuto a che fare in passato col grave conflitto agrario nel Basso Aguán e con la spoliazione territoriale nella penisola di Zacate Grande.  

Jeremías Martínez Díaz, Porfirio Sorto Cedillo, José Abelino Cedillo, Kelvin Alejandro Romero, Arnold Javier Alemàn, Ever Alexander Cedillo, Orbin Nahún Hernández e Daniel Márquez vengono accusati di vari reati, tra cui: associazione illecita, occupazione illegale di spazio pubblico, furto, privazione della libertà, incendio aggravato, usurpazione e danni. 

Essi fanno parte di un gruppo di 32 persone che hanno ricevuto ingiunzioni fiscali e contro le quali è stato emesso ordine di cattura. 

“In questa zona sgorgano circa 34 sorgenti d’acqua che riforniscono città e comunità. Specialmente i fiumi Guapinol e San Pedro sono quelli che stanno subendo gli impatti principali.

Covid-19: destino o capitalismo?

Col passare dei giorni aumentano i Paesi e le popolazioni contagiate dalla pandemia di Covid-19. Ad eccezione di alcuni casi, i governi delle nazioni colpite hanno imposto misure drastiche per rallentare almeno la diffusione del coronavirus. Misure che spesso si scontrano con i diritti fondamentali dei cittadini. Proteggono le frontiere interne ed esterne, militarizzano città e territori, decretano stato d’emergenza e coprifuoco, cercando così di alleviare le debolezze e i fallimenti cronici di un sistema sanitario vittima sacrificale di un modello economico neoliberale privatizzatore, individualista e acaparratore.

Eugenio Sosa è sociologo e professore presso l’Unah, Università nazionale autonoma dell’Honduras. Secondo lui, la situazione verificatasi in diverse nazioni europee e il terrore che si è impossessato della popolazione, ha indotto paesi come l’Honduras a radicalizzare le misure per affrontare la pandemia di Coronavirus. Tuttavia, gli alti tassi di disuguaglianza che esistono nella stragrande maggioranza dei paesi dell’America latina hanno un impatto molto diverso sulla popolazione.

Coloro che soffrono maggiormente  queste misure draconiane sono le fasce più fragili della popolazione, i cui diritti sono stati ridotti anno dopo anno, legge dopo legge, misura economica dopo misura economica. Ora, come per magia, per milioni di senzatetto ed esclusi anche la stessa sopravvivenza è in pericolo.

“L’Honduras è uno dei paesi di maggiore disuguaglianza, miseria ed esclusione del continente latinoamericano. Quando il governo decreta la quarantena totale ed il coprifuoco, la stragrande maggioranza della popolazione rimane senza protezioni. Sono tutte quelle famiglie che sopravvivono  con l’economia informale, il lavoro precario, che riescono a malapena a garantirsi il sostentamento quotidiano.  LEGGI TUTTO>>>

Oh Berta ciao, Berta ciao, Berta ciao ciao ciao!!!

Berta Cáceres, la voce del Copinh a quattro anni dal suo assassinio

9 Marzo, 2020 – dal portale Nuova Ecologia di Loredana Menghi In occasione delle celebrazioni in memoria dell’attivista ambientale, simbolo della lotta per i diritti dei popoli indigeni in Honduras, l’organizzazione da lei co-fondata, denuncia l’impunità dei mandanti e continua a chiedere giustizia  È stato dedicato all’acqua e ai popoli che si battono per le…

Memoria, arte e pretesa di giustizia per Berta Cáceres

di Matías Guffanti – Foto e Video A 4 anni dell’assassinio di Berta Cáceres, davanti alle porte dell’ambasciata dell’Honduras della città di Buenos Aires, in Argentina, si è tenuta una veglia intrisa di memoria, arte e pretesa di giustizia per la leader latinoamericana la cui morte ad oggi è ancora impunita. L’iniziativa è nata su proposta di suo figlio Salvador Zúñiga,…

Territori liberi, il miglior atto di giustizia per Berta Cáceres.

A 4 anni dal vile assassinio di nostra sorella. QUI l’originale in spagnolo Oggi si compiono 4 anni dal vile delitto contro nostra sorella Berta Cáceres. Questo crimine fu pianificato dai padroni dell’impresa DESA costruttrice del Progetto Idroelettrico “Agua Zarca”, nella comunità Lenca di Rio Blanco e fu possibile solamente grazie al collegamento con le…

Causa Berta Cáceres: dicembre 2019-aggiornamenti e petizione online

A quasi 4 anni dall’omicidio di Berta, durante il mese di dicembre qualcosa si è mosso, piccoli passi verso la giustizia integrale? Condanne, anche se non esemplari, agli autori materiali e un’inchiesta che cita, con prove, nomi e cognomi dei mandanti, di coloro che hanno voluto la morte di Berta, organizzandola e pagando i sicari;…

Aggiornamento sulla causa Berta Cáceres

La Causa Berta Cáceres è un appello alla giustizia dei popoli indigeni, delle donne honduregne che lottano. È dare un nuovo significato alla vita, al pensiero e azione della compagna all’interno della lotta storica del popolo honduregno. Rappresenta un’intenzione di molte organizzazioni, popoli e persone del mondo che trovano nella lotta di Berta un riflesso…

“Il modello Honduras”, viaggio nel paese esempio di estrattivismo

Fuori dalle rotte turistiche tradizionali, l’Honduras è un paese che condensa in sé molti tratti problematici della America Latina: la migrazione, la violenza politica, l’estrattivismo, fino ad essere esempio per i peggiori regimi

Quando ho dovuto decidere la meta delle ferie di quest’anno, ho pensato all’Honduras quasi andando per esclusione. Volevo tornare in America Centrale, dopo il Guatemala l’estate scorsa, ma in Nicaragua da più di un anno tira una gran brutta aria. Costa Rica e Panama mi sono sempre sembrate parchi giochi per gringos, almeno dai racconti di altri viaggiatori. L’Honduras, invece, è venuto spesso fuori parlando con compagni latinoamericani, con commenti che potevo comprendere solo parzialmente «eh ma la violenza politica che c’è in Honduras non c’è da nessun altra parte», «Beh, in quanto a estrattivismo l’Honduras è proprio emblematico», «Se andiamo avanti così facciamo la fine dell’Honduras». Ho pensato che valesse la pena capirci qualcosa di più.

Non aveva (inevitabilmente) il fascino dei paesi dove c’è stata una guerriglia importante o una rivoluzione (come Guatemala, Nicaragua, El Salvador, Colombia). Anzi, la famigerata Contras finanziata dagli USA che ha distrutto la rivoluzione nicaraguense aveva la sua base proprio in Honduras. Magari, però, accade qualcosa di così “forte” che in Europa non riusciamo a vedere. Almeno così mi sono detto.

L’Honduras è diventato recentemente famoso per Berta Cáceres, attivista ambientale conosciuta anche a livello internazionale, brutalmente assassinata nel marzo 2016 per la sua strenua opposizione alla costruzione di una diga in territorio indigeno. Il caso di Berta, però, è stato solo il più famoso di una lunga serie di attivisti ambientali assassinati per il loro lavoro nel paese. L’Ong Global Witness nel 2017 ha definito l’Honduras «il paese al mondo più pericoloso dove difendere l’ambiente» e ha prodotto un report specifico che spiega, con analisi ed esempi, la ragione di questo triste primato.     continua a leggere>>>

Le rivoluzioni di Berta

Un libro sul Copinh, su Berta e sull’esigenza di giustizia

Claudia Korol (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

La Esperanza (21 marzo) -. Il terzo anniversario della siembra di Berta Cáceres e il Centro di incontri e amicizia “Utopia” del Copinh sono stati lo scenario ideale per la presentazione in Honduras del libro “Las Revoluciones de Berta”. La Rel ha intervistato in esclusiva l’autrice Claudia Korol, attivista femminista, scrittrice e amica di Berta.

– Come nasce l’idea di questo libro?

– È una cosa di cui avevo parlato con Berta. Avevamo deciso di raccontare la storia del Copinh [1] attraverso i suoi occhi, il suo vissuto, affinché non fosse solamente un dialogo o un’intervista; lei è stata una delle menti politiche più fervide e multidimensionali del continente latinoamericano.

Avevamo registrato delle cose, le avevamo messe per iscritto, corrette, però i tempi si stavano allungando. Berta era sempre impegnata in mille cose, mille attività, era sempre ‘en revolución’.               

Dopo il suo omicidio mi è costato molto capire in che modo si potesse portare avanti il progetto. Inoltre non era facile per me rivedere le cose che avevamo scritto insieme, ascoltare la sua voce nelle registrazioni.