Honduras: La covidfobia e l’allarmante situazione di violenza sulle donne

di Giorgio Trucchi

Honduras: La covidfobia e l’allarmante situazione  di violenza sulle donne

La scorsa settimana, il Centro per i diritti della donna, Cdm, l’Equipe giuridica per i diritti umani e Women’s Link Worldwide hanno inoltrato al massimo organo di giustizia honduregno una richiesta di informazioni sui casi di violenza domestica durante gli oltre due mesi di lockdown.

Incaricati di ricevere le denunce, applicare misure di protezione e tutela, verificandone poi l’adempimento durante la sospensione delle attività dei tribunali, sono i giudici di pace secondo quanto disposto dal presidente della Corte suprema di giustizia (risoluzione PCSJ 16-2020) [1].

Uno degli effetti più gravi della pandemia è l’acuirsi delle disuguaglianze che già esistono nella società honduregna. In questo contesto, la quarantena diventa la più grande minaccia per molte donne, bambine e bambini.

Secondo l’Osservatorio sui diritti umani delle donne[2] del Cdm, dall’entrata in vigore delle misure restrittive delle libertà ci sono stati 26 femminicidi – 12 nel solo mese di maggio -, 3 tentati femminicidi e 10 casi di violenza sessuale. In totale, da gennaio sono già state assassinate 95 donne.   leggi tutto>>>

HONDURAS – MANIFESTO DEL 1° MAGGIO

IN TEMPI DI COVID-19

Noi organizzazioni firmatarie di questo documento, salutiamo il nostro popolo lavoratore in questo 1° Maggio, in un contesto in cui l’Honduras è vittima tanto delle conseguenze della pandemia del COVID-19, quanto dell’imposizione incostituzionale e fraudolenta di una narcodittatura cachureca (*) e militare, espressione del collassato modello neoliberalcapitalista.    

Essendo impegnata a proteggersi dai processi di New York, la dittatura ha dovuto improvvisare l’emergenza di fronte alla pandemia, agendo con la stessa irresponsabilità e incompetenza con cui ha gestito l’epidemia di Dengue negli ultimi due anni, così come ha gestito gli affari pubblici durante questo decennio, che ha avviato col colpo di Stato del 28 giugno 2009.  

L’improvvisazione, il cinismo, l’incompetenza, la corruzione e il settarismo, hanno avuto per risultato un piano d’emergenza assunto come una cuccagna per far soldi, che si palesa nella ripartizione tra faine delle miliardarie risorse dell’emergenza, approvate rigorosamente con dispensa dal dibattito nel Congresso Nazionale.

INCENDI IN HONDURAS

In piena emergenza sanitaria per la pandemia, il territorio honduregno viene devastato da un’ondata di incendi.

Secondo i dati forniti dall’Istituto per la Conservazione delle Foreste (ICF), dall’inizio del 2020 fino alla data del 24 aprile erano stati distrutti dalle fiamme oltre 23.200 ettari di boschi in 487 località. Dopo nemmeno un mese, il 16 maggio, la cifra risulta raddoppiata: 835 incendi forestali hanno distrutto quasi 55.000 ettari di boschi, fra nazionali, demaniali e privati.

 

I dipartimenti più colpiti sono quelli di Francisco Morazán, Gracias a Dios, Olancho e il Distretto Centrale.

Il municipio di Puerto Lempira (Gracias a Dios, nella zona caraibica orientale dell’Honduras), è quello che presenta la maggiore estensione distrutta dalle fiamme, con oltre 20.800 ettari, ovvero il 38% del totale dell’area colpita a livello nazionale.

Secondo fonti del Corpo dei Vigili del fuoco oltre il 90% dei casi, sono opera della mano criminale dell’uomo, ma sono molto pochi i casi in cui si è potuto identificare i piromani.

Honduras: “Non smetteremo mai di lottare per Rommel”

 
La situazione dei prigionieri politici peggiora durante la crisi di Covid-19
13 maggio 2020 – Giorgio Trucchi
 

Manifestazione a Teguigalpa (foto Herrera Portillo)

Il 30 maggio si compie un anno dall’arresto e ingiusta detenzione di Rommel Herrera Portillo. Il giovane insegnante di 24 anni è rimasto vittima del falso positivo dell’incendio di alcuni copertoni davanti alla porta d’ingresso dell’ambasciata statunitense in Honduras[1]. In febbraio, alla conclusione dell’udienza preliminare,  il giudice ha disposto il rinvio a giudizio di Rommel che attualmente è ricoverato in un ospedale psichiatrico in attesa di processo.“Rommel si trova ancora al “Mario Mendoza” poiché a febbraio il tribunale gli ha negato le misure alternative alla detenzione. Con la pandemia di Covid-19 le visite sono vietate e sono più di 50 giorni che non lo vediamo. Siamo preoccupati per la sua salute”, ha spiegato Mari Cruz Portillo, madre di Rommel.

leggi tutto>>>

MENSE COMUNITARIE: LA SCOMMESSA DELLE DONNE PER SOPRAVVIVERE IN TEMPI DI PANDEMIA

Spinte dalla fame che per tutta la vita le ha accompagnate, ma che in questa quarantena si è fatta insopportabile, le donne dell’insediamento Alemania nella città di El Progreso (dipartimento di Yoro, nel nord dell’Honduras), si sono organizzate per installare una mensa comunitaria, allo scopo di garantire un pasto ai loro figli e figlie.  Una…

Appello per liberare i difensori dei diritti umani di Guapinol nel pieno della crisi da COVID

Parlamento Europeo – Bruxelles, 3 aprile 2020  Al Presidente, Sua Eccellenza, Juan Orlando Hernández  Alla Segreteria di Stato nell’ufficio dei Diritti Umani, Karla Cueva  Al Presidente della Corte Suprema di Giustizia, Rolando Argueta  Al Delegato Nazionale dei Diritti Umani, Dr. Roberto Herrera Cáceres      Oggetto: Appello per liberare i difensori dei diritti umani di Guapinol…

Popoli originari ed ancestrali senza accesso al provvedimento “Honduras Solidale”

Conexihon – Tegucigalpa, Honduras – 31 Marzo 2020

http://www.conexihon.hn/index.php/dh/57-pueblos-indigenas/1491-pueblos-originarios-y-ancestrales-sin-acceso-a-la-honduras-solidaria

L’attuale crisi sanitaria da COVID-19 o coronavirus, unita alle deficitarie politiche “solidali” del presidente Juan Orlando Hernández (JOH), ha complicato ulteriormente l’accesso alla salute e all’alimentazione per il popolo lenca. 

“Stiamo ancora aspettando il sacco solidale, ma abbiamo deciso collettivamente che le chiese evangeliche riceveranno i viveri e li ripartiranno senza alcuna distinzione di razza, colore politico o religione; non sappiamo ancora quando verranno a portarceli, hanno tardato e non è corretto il modo in cui hanno operato”, ha affermato l’indigeno lenca Carlos Colinas del municipio di San José de Colinas, dipartimento di Santa Barbara. 

Ha anche spiegato che a fronte della grave precarietà dei centri di salute si è deciso insieme ad altre organizzazioni come Vida Mejor, i sindaci e i Comuni, la Polizia Nazionale, la Croce Rossa Honduregna e i residenti della comunità di San José de Colinas, di chiudere il ponte Jicatuyo, per controllare che non entri il virus nelle comunità.

In pieno coronavirus, fame e povertà mietono vittime in Honduras

Radio Progreso :  condividiamo un intervento della giornalista honduregna Claudia Mendoza alla catena televisiva Univision. Così vive la gente povera la quarantena in Honduras. 

https://www.univision.com/noticias/america-latina/en-medio-del-coronavuris-el-hambre-y-la-pobreza-cobraron-rostro-en-honduras

Claudia Mendoza – 29 marzo 2020  

Migliaia di honduregni si trovano di fronte a un dilemma: lottare contro il contagio del coronavirus o contro la fame. Attualmente ammontano già a 110 i casi di covid-19, più 3 morti, e sono state prese misure che confinano la popolazione a casa propria. Ciononostante, centinaia di persone sono scese per le strade a protestare, affinché il governo fornisca alimenti alle famiglie, perché non hanno da mangiare. 

Il saccheggio estrattivo potrà continuare in Honduras in tempi di quarantena

30 marzo 2020 –  MADJ (Movimento Ampio per la Dignità e la Giustizia)

https://madj.org/index.php/2020/03/30/el-saqueo-extractivo-podra-continuar-en-tiempos-de-cuarentena-en-honduras/

In tempi di quarantena, il saccheggio e consegna del territorio honduregno non si fermerà, perché il Governo di Juan Orlando Hernández sta garantendo che l’emissione dei permessi non venga sospesa. Anzi, ha messo a disposizione degli “sviluppatori di progetti” una piattaforma virtuale per avviare l’iter delle concessioni ambientali e relative operazioni, onde evitare che questo business si arresti. 

Nel comunicato emesso dal Governo della Repubblica dell’Honduras attraverso la Segretaria delle Risorse Naturali, “Il Mio Ambiente”, in collaborazione con gli sforzi realizzati dal Governo Digitale dell’Honduras si espone che, “allo scopo di promuovere l’investimento nel Paese e continuare col processo di regolarizzazione ambientale, gli sviluppatori di progetti potranno presentare le loro richieste di licenze ambientali on-line, allegando la documentazione tecnica legale corrispondente attraverso la pagina web: miambiente.prohonduras.hn. 

Inoltre il Governo, per facilitare la consegna del territorio, comunica agli sviluppatori di progetti che dopo la data di dichiarazione ufficiale di fine della quarantena, avranno 60 giorni per presentare la documentazione in formato cartaceo o altro, usufruendo già dell’avanzato procedimento on-line. 

Per conformarsi all’asservimento verso gli impresari estrattivi, il governo honduregno permetterà loro di continuare ad operare con la licenza ambientale scaduta, potendone sollecitare il rinnovo durante i 60 giorni successivi alla dichiarazione ufficiale di fine della quarantena.  

Nel comunicato si afferma anche che “i Titolari di Progetti, Opere o Attività che attualmente dispongano di una Licenza Ambientale Operativa e in corso di ottenimento di quella definitiva: potranno con la suddetta licenza proseguire nell’attuazione dei progetti mentre è in corso lo Stato di Emergenza Nazionale.”  

Il governo dell’Honduras attraverso la Segreteria delle Risorse Naturali ed Ambienti afferma che i Titolari di Progetti, Opere o Attività che siano obbligati durante lo Stato di Emergenza Nazionale a presentare Relazioni di Attuazione di Misure di Controllo Ambientale (ICMA´S), pagamenti per le concessioni, multe ed ispezioni, potranno realizzare tutto quanto nel periodo dei 60 giorni successivi alla data di dichiarazione ufficiale di fine dell’attuale Emergenza.  

Con queste misure il governo di Juan Orlando Hernández assicura il mantenimento della sua politica di concessione del territorio honduregno, mentre oltre il 65% della popolazione vive in povertà e cerca il modo per affrontare il virus COVID19 e, contemporaneamente, il peggior virus che ha attaccato l’Honduras: la narcodittatura. 

 

Traduzione di Adelina Bottero

Honduras: Guapinol resiste all’assalto estrattivista

Cresce l’indignazione per la criminalizzazione della lotta in difesa dei beni comuni nell’Aguán  

6 marzo 2020  –  Giorgio Trucchi  LINyM 

Sono otto i difensori dei beni comuni della comunità di Guapinol, situata nel nordest dell’Honduras, ancora incarcerarti – sette a Olanchito ed uno a La Ceiba – per aver difeso il territorio ed i fiumi che scendono dal Parco Nazionale Montaña di Botaderos, la cui “zona nucleo”(*) è minacciata dall’impresa mineraria Los Pinares

L’impresa, presumibilmente a partecipazione anche straniera, è proprietà di Lenir Pérez, già coinvolto in passato in altri conflitti minerari, e di Ana Facussé, figlia del tristemente famoso proprietario terriero della palma Miguel Facussé Barjum

Il nome di Facussé ha avuto a che fare in passato col grave conflitto agrario nel Basso Aguán e con la spoliazione territoriale nella penisola di Zacate Grande.  

Jeremías Martínez Díaz, Porfirio Sorto Cedillo, José Abelino Cedillo, Kelvin Alejandro Romero, Arnold Javier Alemàn, Ever Alexander Cedillo, Orbin Nahún Hernández e Daniel Márquez vengono accusati di vari reati, tra cui: associazione illecita, occupazione illegale di spazio pubblico, furto, privazione della libertà, incendio aggravato, usurpazione e danni. 

Essi fanno parte di un gruppo di 32 persone che hanno ricevuto ingiunzioni fiscali e contro le quali è stato emesso ordine di cattura. 

“In questa zona sgorgano circa 34 sorgenti d’acqua che riforniscono città e comunità. Specialmente i fiumi Guapinol e San Pedro sono quelli che stanno subendo gli impatti principali.

Covid-19: destino o capitalismo?

Col passare dei giorni aumentano i Paesi e le popolazioni contagiate dalla pandemia di Covid-19. Ad eccezione di alcuni casi, i governi delle nazioni colpite hanno imposto misure drastiche per rallentare almeno la diffusione del coronavirus. Misure che spesso si scontrano con i diritti fondamentali dei cittadini. Proteggono le frontiere interne ed esterne, militarizzano città e territori, decretano stato d’emergenza e coprifuoco, cercando così di alleviare le debolezze e i fallimenti cronici di un sistema sanitario vittima sacrificale di un modello economico neoliberale privatizzatore, individualista e acaparratore.

Eugenio Sosa è sociologo e professore presso l’Unah, Università nazionale autonoma dell’Honduras. Secondo lui, la situazione verificatasi in diverse nazioni europee e il terrore che si è impossessato della popolazione, ha indotto paesi come l’Honduras a radicalizzare le misure per affrontare la pandemia di Coronavirus. Tuttavia, gli alti tassi di disuguaglianza che esistono nella stragrande maggioranza dei paesi dell’America latina hanno un impatto molto diverso sulla popolazione.

Coloro che soffrono maggiormente  queste misure draconiane sono le fasce più fragili della popolazione, i cui diritti sono stati ridotti anno dopo anno, legge dopo legge, misura economica dopo misura economica. Ora, come per magia, per milioni di senzatetto ed esclusi anche la stessa sopravvivenza è in pericolo.

“L’Honduras è uno dei paesi di maggiore disuguaglianza, miseria ed esclusione del continente latinoamericano. Quando il governo decreta la quarantena totale ed il coprifuoco, la stragrande maggioranza della popolazione rimane senza protezioni. Sono tutte quelle famiglie che sopravvivono  con l’economia informale, il lavoro precario, che riescono a malapena a garantirsi il sostentamento quotidiano.  LEGGI TUTTO>>>

Oh Berta ciao, Berta ciao, Berta ciao ciao ciao!!!

Berta Cáceres, la voce del Copinh a quattro anni dal suo assassinio

9 Marzo, 2020 – dal portale Nuova Ecologia di Loredana Menghi In occasione delle celebrazioni in memoria dell’attivista ambientale, simbolo della lotta per i diritti dei popoli indigeni in Honduras, l’organizzazione da lei co-fondata, denuncia l’impunità dei mandanti e continua a chiedere giustizia  È stato dedicato all’acqua e ai popoli che si battono per le…

Memoria, arte e pretesa di giustizia per Berta Cáceres

di Matías Guffanti – Foto e Video A 4 anni dell’assassinio di Berta Cáceres, davanti alle porte dell’ambasciata dell’Honduras della città di Buenos Aires, in Argentina, si è tenuta una veglia intrisa di memoria, arte e pretesa di giustizia per la leader latinoamericana la cui morte ad oggi è ancora impunita. L’iniziativa è nata su proposta di suo figlio Salvador Zúñiga,…

Territori liberi, il miglior atto di giustizia per Berta Cáceres.

A 4 anni dal vile assassinio di nostra sorella. QUI l’originale in spagnolo Oggi si compiono 4 anni dal vile delitto contro nostra sorella Berta Cáceres. Questo crimine fu pianificato dai padroni dell’impresa DESA costruttrice del Progetto Idroelettrico “Agua Zarca”, nella comunità Lenca di Rio Blanco e fu possibile solamente grazie al collegamento con le…