Il 28 giugno 2009 è una data che ha segnato tragicamente la storia recente dell’Honduras. Quel giorno un colpo di Stato rovesciò il presidente Manuel Zelaya, interrompendo un’esperienza di democrazia e autodeterminazione che andava crescendo. Oggi, nell’undicesimo triste anniversario, il golpe è tuttora l’essenza del Paese. Non è mai finito.

Eccone alcuni aspetti.

Povertà, emigrazione, violenza

L’Honduras resta uno dei Paesi più poveri del continente. Secondo dati della Commissione Economica per l’America Latina ed i Caraibi (CEPAL), circa il 40 % della popolazione è in situazione di povertà estrema e il 67,4 % in povertà relativa, concentrate soprattutto nell’area rurale, dove il 73,5 % dei nuclei famigliari vive in condizioni d’indigenza. In questo scenario disperato, unito all’alto indice di violenza che da più parti colpisce la popolazione, l’emigrazione diventa “innanzitutto una lotta per la sopravvivenza”.

Di 9,9 milioni di honduregni, circa 945.000 risiedono negli Stati Uniti, circa 90.000 in Spagna e decine di migliaia in Messico. Nel 2019, in un contesto di crescenti misure contro l’immigrazione da parte di Donald Trump, approssimativamente 300.000 honduregni fuggirono comunque verso gli USA. Di questi, 109.185 vennero forzatamente rimpatriati, tra essi 24.040 erano bambini. Ma in assenza di una politica economica di reinserimento lavorativo, la maggioranza dei rientrati tenta nuovamente di emigrare, in alcuni casi fino a dieci volte. Nonostante le difficoltà sperimentate negli ultimi decenni, le rimesse degli emigrati sono il vero polmone dell’economia nazionale e rappresentano tre volte l’investimento annuale dell’impresa privata.

La violenza estrema occupa un posto centrale nella quotidianità honduregna, con un tasso di 41,4 casi ogni 100.000 abitanti nel 2018. Tra il 2004 e il 2018 si registrarono 71.695 assassini, con una media di dieci morti violente al giorno. Uno dei settori maggiormente esposto al crimine organizzato è il trasporto. A mo’ di esempio: il 27 febbraio 2020 il vicepresidente dell’Associazione dei Taxisti dell’Honduras, Rony Figueroa, fu bersaglio di colpi d’arma da fuoco di fronte a casa sua. Nei giorni precedenti aveva denunciato pubblicamente l’estorsione e la violenza esercitata contro la sua categoria professionale e condannato la carente risposta delle autorità di polizia di fronte alle minacce dei membri della Mara ms-13, che riscuotono l’”imposta di guerra” al punto di partenza dei taxi, arrivando a sequestrare uno dei suoi colleghi.

A causa dell’estorsione nelle sue diverse forme, negli ultimi cinque anni hanno chiuso circa 80.000 imprese. La violenza come modalità di risoluzione dei conflitti si manifesta anche quotidianamente in dispute coniugali e familiari, stupri, sequestri e aggressioni. Potrebbero citarsi casi all’infinito.

Nel Paese vi sono oltre 247.000 persone obbligate a lasciare le proprie case con la forza o per paura.

Vi è anche tutta la violenza dispotica ed assassina perpetrata dai corpi repressivi dello Stato, da bande paramilitari, dalle guardie di sicurezza private al servizio delle imprese nazionali e multinazionali nei confronti degli attivisti ambientali, sociali, sindacali, dei diritti umani, leader comunitari, contadini, indigeni, afrodiscendenti, lavoratori della comunicazione, insegnanti, studenti, artisti, LGBTI … ovvero di tutti coloro che con il loro agire creano potenziale o reale disturbo al sistema. Stato dittatoriale da una parte contro popolo dall’altra.

Secondo il direttore del Centro di Documentazione dell’Honduras, gli eterogenei gruppi criminali che operano nel Paese centroamericano non potrebbero agire nella dimensione in cui lo fanno senza la complicità dello Stato, con la narcopolitica come espressione più emblematica dei legami tra Stato e crimine organizzato. 

Malversazione, corruzione, narcodittatura

Per secoli lo Stato è stato visto come il bottino dei trionfatori elettorali e dei loro alleati. Il saccheggio dei fondi pubblici per usi privati ed il clientelismo sono delle costanti. I politici corrotti usano i poveri come massa di manovra, se stessi come elargitori di impieghi verso dei correligionari, in cambio della fedeltà al partito. Questo panorama si è complicato negli ultimi dieci anni con il coinvolgimento del presidente e della sua famiglia nel traffico internazionale di droga.

La Procura del Distretto Meridionale di New York che indaga sul caso, ha dichiarato Antonio Hernadez, fratello dell’attuale presidente, narcotrafficante su vasta scala, colpevole di numerosi reati, collaboratore di gruppi criminali colombiani e messicani. Con l’aiuto materiale di membri corrotti della Polizia Nazionale, assicurava il passaggio di tonnellate di stupefacenti verso gli USA, finanziando coi proventi le milionarie campagne elettorali del Partito Nazionale dell’Honduras (PNH): 2 milioni di dollari per Lobo nel 2009, 1,6 milioni per Hernández nel 2013, similmente nel 2017. I due presidenti stessi sono stati definiti dalla Procura statunitense “co-cospiratori” nel flusso di narcodollari verso la politica.

Tale traffico era già emerso con la cattura nel 2015 di Fabio Lobo, figlio dell’ex-presidente Porfirio Lobo, per il suo ruolo di facilitatore delle negoziazioni fra Stato e mafia. Anche alti esponenti del Partito Liberale furono condannati per aver prestato servizi commerciali e bancari al crimine organizzato. È il caso della potente famiglia Rosenthal, con base a San Pedro Sula, la capitale economica del Paese.

Nel 2015 giornalisti locali riuscirono a dimostrare i legami tra il peculato nell’Istituto Honduregno di Previdenza Sociale (IHSS) ed il finanziamento della campagna elettorale del PNH del 2013. L’indignazione enorme dei cittadini divenne azione collettiva: massicci “cortei delle fiaccole” costrinsero il governo ad installare una Missione di Sostegno contro la Corruzione e l’Impunità in Honduras (MACCIH). Aveva il difficile compito di rafforzare le vacillanti istituzioni nazionali, rendere conto delle reti di corruzione e proporre soluzioni per rendere trasparente la gestione degli affari pubblici. I 12 casi presentati dalla sua squadra investigativa permisero, per la prima volta, di processare alti funzionari pubblici (tra essi la moglie dell’ex presidente Rosa Elena Bonilla de Lobo). Ma le successive pressioni da parte del partito filogovernativo, portarono alla totale disarticolazione di MACCIH nel gennaio 2020.

Secondo i ricercatori del Centro Studi per la Democrazia, in Honduras esiste uno scambio di favori tra reti di corruzione pubblico-private, rinnovati in periodo elettorale, che consiste in investire in politica per poi ottenere “contratti relativi a concessioni che procurano enormi fortune e che, nel contempo (…) sono i canali appropriati per lavare denaro e introiti provenienti dal narcotraffico e dal crimine organizzato”. Se ciò non bastasse, il 18 ottobre scorso i deputati del Congresso Nazionale hanno approvato il “fondo dipartimentale”, che permette loro di usufruire a discrezione di fondi pubblici per alimentare le loro reti clientelari.

Nuovo codice penale

Il 25 giugno 2020 dovrebbe entrare in vigore il nuovo codice penale. Il testo, già approvato l’anno scorso, suscita grande preoccupazione in diversi settori della società honduregna. Organizzazioni sociali, popolari e sindacali insistono sulla necessità di modificarlo, poiché configura più di 50 nuove tipologie di reati penali e molti dei suoi articoli violano la libertà sindacale, di espressione, associazione, riunione e manifestazione. Attacca il diritto alla protesta pacifica e riduce le pene per reati di corruzione e violenze sulle donne.

Secondo Joel Almendares, segretario generale della Confederazione Unitaria dei Lavoratori dell’Honduras (CUTH), queste nuove tipologie di reati penali sono state create per spaventare, criminalizzare e perseguire le organizzazioni sociali e popolari che lottano contro le politiche neoliberiste del governo, i media indipendenti, i difensori dei diritti umani, i lavoratori e le lavoratrici organizzate.

“In questi articoli c’è l’essenza della strategia governativa per mettere a tacere il movimento sociale organizzato. È per questo che chiediamo l’eliminazione di questi articoli e che stiamo ricevendo il sostegno e la solidarietà di molte organizzazioni nazionali e internazionali”.

Business dei rifiuti tossici

Nella sessione virtuale del 16 giugno 2020, il Congresso Nazionale ha approvato un disegno di legge, senza dar voce all’opposizione, dove si autorizza l’importazione da qualunque parte del mondo di batterie esauste di veicoli, per essere “riciclate” seppellendone quanto resta in territorio nazionale.

Il rischio di trasformare l’Honduras in una discarica di rifiuti tossici è evidente. È quanto denuncia il deputato del partito LIBRE, Jari Dixon Herrera, facendo appello alle associazioni ambientaliste.

Una prima risposta è arrivata dai professionisti di ingegneria ambientale. In un comunicato hanno ricordato come l’art. 8 della legge generale sull’ambiente proibisca d’introdurre nel Paese rifiuti tossici radioattivi, immondizia domestica, fanghi di scolo o altri contaminanti. L’art. 11 stabilisce, viceversa, di adottare le misure necessarie per evitare l’importazione di prodotti pericolosi per l’ecosistema e la salute umana. Sollecitano inoltre al Congresso Nazionale un ampio confronto pubblico sulla legge, per ora stagnante, di Gestione Integrale dei Rifiuti.

Dengue e covid-19

In Centroamerica, come in altri Paesi tropicali, sono ricorrenti le epidemie di dengue, malattia trasmessa da una zanzara. Quest’anno ciò si sovrappone alla già difficile situazione del covid-19. In Honduras si riportano, alla 23° settimana del 2020, 13.998 casi, dei quali 12.760 della variante classica (meno grave) e 1.238 di dengue emorragico (grave/mortale). Circa i numeri del covid, al 26/6/2020 abbiamo conferma di 15.366 contagiati, 1.600 guariti e 426 morti, ma ciò che più preoccupa è la tendenza all’esponenziale aumento dei contagi nell’ultimo mese.

Le ricette neoliberiste applicate in Honduras dal golpe in poi, hanno avuto la loro evidente espressione nel collasso delle strutture sanitarie ed educative. Di conseguenza la popolazione è di fatto abbandonata a se stessa di fronte alle epidemie e pandemie. Molti medici ritengono che il governo non abbia preso le misure preventive adeguate ed abbia gestito l’intera situazione covid con incompetenza. Insufficienti sia i dispositivi di biosicurezza per il personale sanitario, sia quelli basilari per la gente. Le ingenti somme stanziate dai fondi pubblici per affrontare la situazione, acquistando i materiali necessari, sono state in gran parte preda di malversazione o usate in modo clientelare. Lo stesso vale per l’emergenza alimentare, considerando che la maggior parte della popolazione vive di economia informale.

Il covid-19 è stato per il governo e i suoi accoliti una pacchia, da sfruttare per annullare il dissenso, aumentare la repressione, accentrare ulteriormente il potere, accelerare processi di concessione del territorio honduregno allo sfruttamento straniero e nostrano, accumulare ulteriori ricchezze pubbliche nelle mani di un ristretto gruppo economico e criminale. Per le classi popolari è stato l’ennesima mazzata, alleviata solo dalle strategie di autodifesa e sussistenza e dalle numerose forme di solidarietà messe in atto dalle persone, comunità e organizzazioni di base.

Come ricordava Berta Caceres: “Solo il popolo salva il popolo”.

 

Fonti:

Daniel Vásquez – nuso.org –   https://criterio.hn/honduras-en-el-abismo/

https://vidasdesplazadas.org/categoria-noticias/247-mil-vidas-desplazadas-en-honduras/

Giorgio Trucchi – Rel UITA –https://www.pressenza.com/it/2020/06/honduras-profondamente-antisindacale/

https://radioprogresohn.net/instante/partido-nacional-convertira-a-honduras-en-basurero-toxico-denuncia-diputado/

https://criterio.hn/ingenieros-ambientales-recuerdan-al-gobierno-que-es-prohibido-introducir-desechos-toxicos-a-honduras/

https://confidencialhn.com/honduras-reportan-casi-14-mil-casos-de-dengue-distrito-central-y-el-valle-de-sula-los-mas-afectados/

 

A cura di Adelina Bottero