In piena emergenza sanitaria per la pandemia, il territorio honduregno viene devastato da un’ondata di incendi.

Secondo i dati forniti dall’Istituto per la Conservazione delle Foreste (ICF), dall’inizio del 2020 fino alla data del 24 aprile erano stati distrutti dalle fiamme oltre 23.200 ettari di boschi in 487 località. Dopo nemmeno un mese, il 16 maggio, la cifra risulta raddoppiata: 835 incendi forestali hanno distrutto quasi 55.000 ettari di boschi, fra nazionali, demaniali e privati.

 

I dipartimenti più colpiti sono quelli di Francisco Morazán, Gracias a Dios, Olancho e il Distretto Centrale.

Il municipio di Puerto Lempira (Gracias a Dios, nella zona caraibica orientale dell’Honduras), è quello che presenta la maggiore estensione distrutta dalle fiamme, con oltre 20.800 ettari, ovvero il 38% del totale dell’area colpita a livello nazionale.

Secondo fonti del Corpo dei Vigili del fuoco oltre il 90% dei casi, sono opera della mano criminale dell’uomo, ma sono molto pochi i casi in cui si è potuto identificare i piromani.

 

Fonti:

https://www.proceso.hn/actualidad/7-actualidad/mas-de-23-mil-hectareas-de-bosque-han-destruido-487-incendios-forestales-en-honduras.html

https://www.proceso.hn/actualidad/7-actualidad/casi-55-mil-hectareas-de-bosque-han-sido-afectadas-por-incendios-forestales-en-honduras.html

A fronte di questa ulteriore emergenza, molte comunità locali denunciano l’inerzia o la totale assenza dello Stato nello spegnimento  degli incendi.

È il caso del COPINH, che il venerdì 24 aprile lancia il seguente allarme:

Incendio nella comunità di Rio Blanco

Un incendio iniziato lunedì a Santa Ana, San Francisco de Ojuera, è arrivato alla comunità di Rio Blanco, nella zona di El Culatón fino al Rio Gualcarque.

Fino ad ora sono stati bruciati oltre 21 ettari di boschi, compresa una parte della Pianura del Culatón, senza che le autorità municipali né nazionali abbiano intrapreso azioni per fronteggiare il problema.

In questo luogo compagne e compagni della comunità di Rio Blanco seminano per sostenere l’alimentazione di tutta la collettività. In questo momento stanno svolgendo opera di estinzione con mezzi molto limitati.

Il COPINH e il Consiglio Indigeno di Rio Blanco chiedono alle autorità municipali di Intibucá e San Francisco de Ojuera, al Corpo dei vigili del Fuoco, alla Polizia Nazionale, a ICF, a COPECO ed alla Segreteria di “Il Mio Ambiente” che si assumano le loro responsabilità nel contenere l’incendio e mitigarne i danni.

Alerta: Incendio en la comunidad de Río Blanco

 

Incendi nel Parco Nazionale La Tigra – Tegucigalpa

Foto da: https://www.instagram.com/p/B_od9kUIQia/?igshid=i8fztddcax5t

 

È anche  il caso delle comunità che risiedono nel PARCO NAZIONALE LA TIGRA, un’area naturale protetta che si trova al centro dell’Honduras, circa 15 km a Nordest di Tegucigalpa. Istituito nel 1980, è stato il primo parco nazionale del Paese. Il 30% delle forniture idriche per la capitale proviene da qui.

Quello che segue è parte del comunicato emesso il 13 maggio 2020 dalla Commissione Pro Difesa delle Comunità di La Tigra, spazio che riunisce Patronati, Giunte per l’Acqua, Cooperative, Associazioni Contadine ed altre organizzazioni locali, di 61 comunità che appartengono al Parco Nazionale suddetto.

[….]

Comunichiamo, a seguito dei recenti incendi nella Montagna La Tigra e zone confinanti:  

  1. che gli incendi sono stati sempre controllati dalle e dagli abitanti delle comunità della Montagna La Tigra, con le loro scarse risorse materiali ed esponendo la propria vita di fronte al fuoco, perché si tratta delle nostre case, della nostra terra, delle nostre coltivazioni e dei nostri boschi, che generano qualità di vita e se la comunità non li salva, diventeranno solo il deserto che i grandi impresari cercano di procurare per promuovere i loro progetti di lottizzazione per gente danarosa, per la privatizzazione delle fonti d’acqua e per la vendita illegale di legname, tra le altre cose.
  2. che la Fondazione Amitigra, nel corso di riunioni, si è scusata per non aver assunto i propri compiti, non potendo disporre di personale sufficiente, sicché ancora una volta risulta evidente ciò che la Commissione ha enunciato, ovvero: né il personale di Amitigra, né quello del Corpo dei Vigili del Fuoco potranno essere efficaci nella prevenzione e controllo degli incendi, giacché non conoscono la montagna, perché non vivono nella Montagna. Tuttavia, a livello mediatico non si riconosce l’azione incisiva delle comunità nell’affrontare il fuoco, bensì piuttosto, ce ne viene attribuita la colpa.
  3. che respingiamo la progressiva militarizzazione delle zone col pretesto di controllare il fuoco, poiché gli incendi non si spengono con le armi e la presenza di questi soldati sul territorio significa soltanto restringere ancora di più le nostre libertà, aumentare la repressione e le molestie sessuali verso le donne, ulteriormente aggravate in condizioni di militarizzazione.

Foto da: https://vivadanli.com/fuerte-jornada-de-protestas-protagonizaron-los-vecinos-de-la-tigra-por-proyecto-habitacional/

 

La crisi del COVID-19 e degli incendi evidenza, ancora una volta, che solo l’azione comunitaria organizzata è efficace. Invitiamo le persone che abitano nella Montagna La Tigra a rafforzare lo spazio organizzato della Commissione Pro Difesa delle Comunità di La Tigra, coordinandosi con le leadership della propria zona per i progetti di sovranità alimentare, di preservazione delle nostre risorse idriche, di riforestazione; progetti che, a poco a poco, continueremo a concretizzare, ma in forma autonoma e legittimata da e per le comunità.  

Le nostre ultime lotte han dimostrato che nessuna impresa privata, né progetto di ONG o fondazione privata rappresentano la nostra salvezza, possono collaborare ma non rappresentano gli interessi di noi che abitiamo La Tigra; il bosco non è una passeggiata turistica, è la nostra casa, l’acqua non è merce, bensì un diritto umano e la terra ci è data per averne cura e difenderla, non permettiamo che ce la depredino.  

Non permettiamo che continuino ad escluderci e ad abbordarci singolarmente, la Commissione Pro Difesa delle Comunità di La Tigra esiste dal 2018 e: siamo riusciti a fermare la costruzione del complesso residenziale Contado Santa Maria, a bloccare il procedimento di Regolarizzazione intrapreso da ICF e Fondazione Amitigra, che avrebbe significato privazione e disconoscimento della proprietà privata individuale e collettiva. Continuiamo a lottare contro la privatizzazione dell’acqua nella difesa del vitale liquido, come diritto umano e mai come merce, esigendo un reale processo di cogestione del Parco Nazionale La Tigra, amministrato dalle comunità stesse e non dalla Fondazione Amitigra, visto il suo costante mancato rispetto verso le comunità, il suo tentativo d’imporre azioni senza consultazione previa ed informata, la sua mancanza di trasparenza.     

Non è siccità, è saccheggio

L’acqua è un diritto, non una merce

La pandemia è la corruzione

Fuori Amitigra

  

Dalle Comunità della Montagna La Tigra, 13 Maggio 2020  

COMMISSIONE PRO DIFESA DELLE COMUNITÀ DI LA TIGRA

 

 A cura di Adelina Bottero