Radio Progreso :  condividiamo un intervento della giornalista honduregna Claudia Mendoza alla catena televisiva Univision. Così vive la gente povera la quarantena in Honduras. 

https://www.univision.com/noticias/america-latina/en-medio-del-coronavuris-el-hambre-y-la-pobreza-cobraron-rostro-en-honduras

Claudia Mendoza – 29 marzo 2020  

Migliaia di honduregni si trovano di fronte a un dilemma: lottare contro il contagio del coronavirus o contro la fame. Attualmente ammontano già a 110 i casi di covid-19, più 3 morti, e sono state prese misure che confinano la popolazione a casa propria. Ciononostante, centinaia di persone sono scese per le strade a protestare, affinché il governo fornisca alimenti alle famiglie, perché non hanno da mangiare. 

 

Abitanti di Tegucigalpa protestano per il cibo in mezzo alla crisi del coronavirus

 Come nel resto dei Paesi latinoamericani, il governo dell’Honduras ha deciso di adottare una serie di misure drastiche per fronteggiare il dilagare del contagio da coronavirus, che vanno dal fermare i lavori nel settore pubblico e privato e obbligare la popolazione a rimanere in casa; chiudere il transito alle persone attraverso le frontiere terrestri, aeree e marittime; sospendere alcune garanzie individuali scritte nella Costituzione della Repubblica, fino a dichiarare il coprifuoco nel Paese. 

È quest’ultimo provvedimento che ha fatto sì che centinaia di honduregni si rifiutassero di rimanere nelle loro case. Solo a Tegucigalpa, nell’ultima settimana, si sono verificate decine di proteste da parte degli abitanti dei quartieri e insediamenti poveri della città. “Non abbiamo acqua, non abbiamo un lavoro, i nostri figli hanno fame. Dovrebbero venirci a portare almeno un sacchetto di aiuti solidali”, dichiarava ad un mezzo d’informazione locale una donna partecipante ad una protesta ubicata all’uscita stradale che da Tegucigalpa conduce al dipartimento di Olancho.

“Ho già dato in pegno il mio frigorifero” gridavano altre persone “non moriremo per la malattia, ma di fame”.

Nel frattempo, durante la settimana, in prossimità delle installazioni del Comitato Permanente per le Contingenze (COPECO), l’istituzione incaricata di dar seguito alle azioni decise dal governo honduregno nell’ambito della crisi causata dal coronavirus, decine di persone hanno fatto lunghe file per chiedere alimenti. 

Nel nord del Paese, precisamente a San Pedro Sula, un gruppo di abitanti è stato sgomberato con bombe lacrimogene dall’occupazione di un tratto stradale, in cui impediva il flusso veicolare. Chiedevano la stessa cosa di altre centinaia di persone: alimenti per mitigare la fame. 

 

Incappucciati per il coronavirus, bruciano pneumatici e spazzatura in protesta contro il governo nel quartiere Villa Vieja, Tegucigalpa

 

 

 

L’economia informale, quella più colpita

Durante l’ultima decade, l’Honduras ha mantenuto una media di popolazione che vive in povertà del 60% e in povertà estrema del 40%. Gli esperti in materia, come l’economista Hugo Noé Pino, dicono che tali percentuali sono il “risultato di un’insufficiente dinamica economica honduregna volta ad aumentare posti di lavoro e ad elevare una buona parte della popolazione ad un lavoro decente, remunerato e accompagnato da benefici.” 

La forza lavorativa di questo Paese centroamericano continua ad avere il 70% della popolazione attiva nel settore informale; ne consegue che la crisi provocata dal covid-19 colpisca maggiormente coloro che nel gergo popolare sono definiti “quelli che mangiano e vivono di ciò che fanno quel giorno”. 

Obeida Suyapa Orellana è una donna di 49 anni, che per oltre un ventennio si è guadagnata da vivere vendendo per le strade di Tegucigalpa semi di zucca secchi, arachidi e dolci. Il coprifuoco le ha impedito di procurarsi la materia prima per il suo commercio, ma dice: “Grazie a Dio ho potuto rifornirmi di mascherine da vendere per strada e con ciò aiuto la gente a proteggersi”. 

 

“Sì, mi rendo conto del coronavirus, ma non ho chi mi fornisca il cibo o mi paghi la stanza “, dice Obeida Suyapa Orellana, una donna di 49 anni che vende mascherine per sopravvivere.

 

 

La sua stanza in affitto è situata ad alcuni metri da un cimitero abbandonato nel quartiere Sipile di Comayaguela. Paga 45 dollari al mese, che deve mettere insieme con le sue vendite giornaliere. “Sì, mi rendo conto del coronavirus, ma non ho chi mi fornisca il cibo o mi paghi la stanza. C’è una paura latente tanto in me, come negli altri venditori, ma siamo di quelli che vivono alla giornata. Come possiamo rispettare l’ordine del governo, come possiamo rimanere in casa?” obietta. 

Altre centinaia di persone come Obeida, sono uscite per strada ignorando l’ordinanza del governo, alla ricerca della loro sopravvivenza quotidiana. Molti sono stati arrestati con l’accusa di circolare per le strade senza motivo alcuno, portati in spazi aperti e ivi trattenuti per 24 ore, come punizione. Nel frattempo decine di poliziotti vigilano i mercati popolari della capitale, per evitare l’ingresso dei venditori e il conseguente assembramento di acquirenti. 

 

Misure preventive 

Per porre rimedio alle richieste della popolazione che vive in povertà, a partire dal 25 marzo il governo honduregno, attraverso brigate composte da elementi delle Forze Armate, COPECO e dirigenti comunali, ha cominciato a distribuire alimenti in quartieri e insediamenti di Tegucigalpa. 

Si prevede di assegnare alimenti essenziali per 30 giorni a 800.000 famiglie, sperando di beneficiare 3.2 milioni di honduregni. 

Operazione Honduras Solidale, la chiama il governo. “Si recapiteranno le forniture alimentari casa per casa, porta a porta. Pertanto non è necessario che le famiglie escano di casa, gli alimenti si consegneranno nelle loro mani, nelle loro case, evitando in tal modo assembramenti di persone”, ha affermato a reti unificate il presidente Juan Orlando Hernández. 

 

Sostenibile? 

Il coronavirus rende pubblici, come poche volte nella storia politica, economica e sociale del Paese, i volti di migliaia di honduregni, resi più visibili in numeri e percentuali. È la prima volta che ci si occupa di questo settore della popolazione con un provvedimento che, secondo gli intervistati, mette alla prova la debole economia del Paese e che lascia incerta la questione: sarà sostenibile tale provvedimento per tutta la durata della crisi da coronavirus, in uno dei Paesi più corrotti e poveri del continente americano? 

È una misura assolutamente necessaria e disgraziatamente tardiva, che avrebbe dovuto essere adottata molto prima di arrivare al coprifuoco, afferma l’economista Francisco Saravia che, consultato da Univision, ha sollevato la questione di come siano state le proteste incessanti dei cittadini, che si sono esposti nelle strade in un momento critico di espansione del virus, ad innescare il provvedimento da parte del governo. 

Pino concorda con Saravia ed aggiunge che la radice del problema sta nelle politiche economiche degli ultimi anni, che “hanno favorito le elite con esenzioni fiscali, con uno stanziamento di bilancio non solo inadeguato, ma influenzato anche dalla corruzione, appalti sopravvalutati, tutt’un sistema di canoni fiscali che fanno dell’Honduras uno dei Paesi più diseguali nell’emisfero e a livello internazionale.” 

 

Traduzione di Adelina Bottero